Vendita e prenotazione online biglietti teatro per Nel Mare Ci Sono I Coccodrilli

Venerdi 3 febbraio 2017

Prezzi per singolo biglietto, inclusi gli eventuali diritti di prevendita applicati dal teatro, ente e/o organizzatore, escluse le eventuali commissioni di acquisto online.
Info spettacolo
Biglietti a partire da 13

Genova Altrove - Teatro della Maddalena Indirizzo e mappa luogo

Giorno e ora spettacolo Stato e disponibilità Prezzo e offerte
Ven 3 feb 2017 21:00 Vendita biglietti attiva Da € 13,00 Biglietti
Nel Mare Ci Sono I Coccodrilli 3 feb, 21:00 Altrove - Teatro della Maddalena piazzetta Cambiaso, 1 Genova Teatro Biglietti non numerati 13,00

Info spettacolo

Storia vera di Enaiatollah Akbari

 Tratto dall’omonimo libro di Fabio Geda
Adattamento a cura di Fabio Geda e Christian Di Domenico
Con Christian Di Domenico

C’è chi parte per amore, per lavoro, per turismo e poi ci sono quelli che partono per inseguire la vita.

E allora la partenza è un parto. Un viaggio in posizione fetale, stipato in pochi centimetri, nella pancia di un camion dentro un mare di letame. Un mare in salita, che unisce e che separa. Un mare che è liquido amniotico che nutre ma in cui si può annegare.

Una sola sedia in scena basta per raccontare il travaglio e il peregrinare di un bambino, costretto a barattare la propria innocenza in cambio della sopravvivenza, senza però mai vendere la propria onestà. Nel viaggio diventa un uomo portando sempre in tasca le parole di suo padre e le promesse fatte a sua madre. Poi finalmente arriva, si ferma. Ritorna a essere un po’ bambino, di nuovo figlio, nostro, del mondo, del tutto. Perché basta che due si vogliano bene per raggiungere l’assoluto e la misura delle cose.

Nel mare ci sono i coccodrilli, non è solo uno spettacolo ma un incontro, una stretta di mano tra noi e la nostra umanità.

Durata dello spettacolo: 1 ora e 20 minuti circa.

Durata del ricordo: tutta la vita. Ogni volta che guarderete il mare.

Idea e Finalità

Ci sono giorni nella vita in cui non succede niente, giorni che passano senza nulla ricordare, senza lasciare una traccia, quasi non si fossero vissuti. A pensarci bene, i più sono giorni così, e solo quando il numero di quelli che ci restano si fa chiaramente più limitato, capita di chiedersi come sia stato possibile lasciarne passare, distrattamente, tantissimi. Ma siamo fatti così: solo dopo si apprezza il prima e solo quando qualcosa è nel passato ci si rende meglio conto di come sarebbe averlo nel presente. Ma non c’è più.

Il 10 settembre 2001 per me, e son certo non solo per me, fu un giorno di questo tipo. Un giorno di cui non ricordo assolutamente nulla. Peccato. Perché per me, per tutti noi – anche per quelli che ancora oggi si rifiutano di crederlo – quel giorno fu particolarissimo, uno di cui avremmo dovuto, coscientemente, gustare ogni momento.

Fu l’ultimo giorno della nostra vita di prima: prima dell’11 settembre, prima delle Torri Gemelle, della nuova barbarie,della limitazione delle nostre libertà, prima della grande intolleranza, della guerra tecnologica, dei massacri di prigionieri e di civili innocenti, prima della grande ipocrisia, del conformismo, dell’indifferenza o, peggio ancora, della rabbia meschina e dell’orgoglio malriposto; l’ultimo giorno prima che la nostra fantasia in volo verso più amore, più fratellanza, più spirito, più gioia, venisse dirottata versò più odio, più discriminazione, più materia, più dolore.

La storia di Enaiatollah, fuggito dall’Afghanistan, è una magnifica parabola che rappresenta uno dei drammi contemporanei più toccanti: le migrazioni di milioni di individui in fuga da territori devastati dalle guerre, in cerca di un miraggio di libertà e di pace.

E’ una storia che ci riguarda, anche se preferiamo non ascoltarla. L’attuale, diffusa indifferenza verso quel che sta succedendo agli afghani e a tutti gli altri popoli che approdano sulle nostre spiagge, ha radici profonde. Anni di sfrenato materialismo hanno ridotto e marginalizzato il ruolo della morale nella vita della gente, facendo di valori come il denaro, il successo e il tornaconto personale il solo metro di giudizio. Senza tempo per fermarsi a riflettere, preso sempre più nell’ingranaggio di una vita altamente competitiva che lascia sempre meno spazio al privato, l’uomo del benessere e dei consumi ha come perso la sua capacità di commuoversi e di indignarsi. E’ tutto concentrato su di sé, non ha occhi né cuore per quel che gli succede intorno.

Così è diventato il nostro mondo: la pubblicità ha preso il posto della letteratura, gli slogan ci colpiscono ormai più della poesia e dei suoi versi. Eppure l’Afghanistan ci perseguita, perché è la cartina di tornasole della nostra immoralità, delle nostre pretese di civiltà, della nostra incapacità di capire che la violenza genera solo violenza e che solo una forza di pace, di carità e di accoglienza può risolvere il problema che ci sta dinanzi.

“Le guerre cominciano nella mente degli uomini ed è nella mente degli uomini che bisogna costruire la difesa della pace”, dice il preambolo della costituzione dell’UNESCO. Il Teatro, da Eschilo a Shakespeare, ha avuto una funzione determinante nella formazione dell’uomo occidentale perché col suo mettere sulla scena tutti protagonisti di un conflitto, ognuno con i suoi punti di vista, i suoi ripensamenti e le sue scelte di azione, è servito a far riflettere sul senso delle passioni e sulla inutilità della violenza che non raggiunge mai il suo fine.

Spero che raccontare la storia di Enaiatollah, in forma di monologo teatrale, possa costituire una preziosa occasione per fermarsi, riflettere, prendere coscienza.

E poi ognuno faccia qualcosa, anche solo tendere una mano: per salvare una vita umana e salvare la propria. E sentire la pace dentro di sé.

Informazioni sull'organizzatore

Altrove

Piazzetta Cambiaso, 1 Genova
tel. 010.9753672

Sito web: http://www.teatroaltrove.it/

Email: info@teatroaltrove.it