Vendita e prenotazione online biglietti teatro per Figli Di Un Dio Minore

Lunedi 6 febbraio 2017

Prezzi per singolo biglietto, inclusi gli eventuali diritti di prevendita applicati dal teatro, ente e/o organizzatore, escluse le eventuali commissioni di acquisto online.
Info spettacolo
Biglietti a partire da 18

Concorrezzo (MB) Monza Brianza Cinema Teatro San Luigi Indirizzo e mappa luogo

Giorno e ora spettacolo Stato e disponibilità Prezzo e offerte
Lun 6 feb 2017 21:00 Vendita biglietti attiva Da € 18,00 Biglietti in pianta
Figli Di Un Dio Minore 6 feb, 21:00 Cinema Teatro San Luigi via Sergio De Giorgi, 56 Monza Brianza Teatro Biglietti in pianta 18,00

Info spettacolo

Appuntamento con Figli di un dio minore, di Mark Medoff; regia: Marco Mattolini; con Giorgio Lupano, Rita Mazza, Cristina Fondi, Francesco Magali, Gianluca Teneggi, Deborah Donadio.

Figli di un dio minore - film nel 1986, spettacolo teatrale adesso - rilancia il tema della lingua dei segni. Veicolo o barriera sulla quale si incontrano due mondi. Quello dei suoni e quello dei silenzi. Una nuova produzione da vedere, perché pone domande a udenti e non udenti. E aiuta a pensare - e a sentire - meglio.Al Rossetti. Si potrebbe tornare indietro di trent’anni per ricordare l’impatto di un film come Figli di un dio minore su un mondo assai meno consapevole, rispetto ad oggi, dei problemi delle diversità.

Ma una star del cinema come William Hurt, l’oscar alla protagonista non udente, Marlee Matlin, il successo internazionale del film, riuscirono a dare una risonanza - diciamo pure hollywoodiana - all’invisibile confine che divide il mondo dei suoni da quello del silenzio. Ancora oggi, chi parla, sente, vede e vive, come la maggioranza delle persone, dimentica spesso che queste capacità sono un dono che la natura gli fatto. E soltanto se ha avuto la fortuna - scrivo proprio fortuna - di conoscere e frequentare una persona non udente, sa quanto pesino lo sforzo e la fatica di comprendere i segni, o il parlato bizzarro, di chi non sente.

Di rimando, chi non sente vive momento dopo momento la frustrazione di non far arrivare il proprio pensiero, esatto come vorrebbe, al di là della rete che impiglia il suono, e a volte spinge i non udenti a chiudersi nel proprio mondo. E’ un barriera fortissima, che non si tocca con mano, né si vede. E a differenza di altre minoranze, che attraverso la visibilità hanno visti riconosciuti i propri diritti, fa della comunità non udente una minoranza invisibile. Ci vuole forza, determinazione, costanza da entrambe le parti per penetrare questa barriera. E’ ciò che ci ricorda, ancora oggi, Figli di un dio minore, adesso in versione teatrale, italiana, e sempre legato alla condizione posta dall’autore, lo statunitense Mark Medoff. Il quale ha voluto che i diritti di rappresentazione possano essere concessi solo se a interpretare la protagonista viene chiamata un’attrice non udente.

Mica facile, perché la professione del teatro in gran parte ruota attorno alla voce degli interpreti e all’udito degli spettatori, e resta ben lontana dal considerare abili, o diversamente abili, i sordi. A meno che il caso di Emmanuelle Laborit, scrittrice e attrice non udente, Premio Molière per il teatro, non riporti all’attenzione del pubblico un problema finora discusso solo all’interno di quella minoranza invisibile. E a meno che questo spettacolo, e la sua interprete italiana, Rita Mazza, che assieme a Giorgio Lupano condivide il ruolo di protagonista, non diventino un fortunato caso nelle tormentate acque che sta attraversando il teatro italiano. Perché questo è uno spettacolo, che al posto di ripetere le millenarie vicende di Edipo, o riproporre dilemmi pirandelliani, si incarica di rilanciare - non senza emozione, commozione, coinvolgimento, ciò che fa il buon teatro - l’attenzione su una questione vera, concreta. E puntare le luci là, dove i due mondi si incontrano e si scontrano.

Là dove il suono sfuma nel silenzio. C’è chi sostiene che sia un dovere, o un passaporto sociale, per chi non sente, impegnarsi nella lettura labiale e l’imparare a parlare (con la difficoltà che comporta per chi non conosce i suoni). E c’è chi invece ritiene che la dimensione del gesto, la lingua dei segni, non sia un veicolo approssimativo, utile alla comunicazione – ma un sistema linguistico completo, un mondo di significati e di pensieri propri. Sono posizioni opposte. Oralisti e segnisti. Questo è cio che racconta, raccontando una storia di disabilità e di amore,Figli di un dio minore. Spettacolo fortemente consigliato, e non solo per il contenuto, anche per la delicatezza e la discrezione con cui fa teatro. Con scarsi oggetti (solo un tavolo, alcune panche, qualche sgabello), una lavagna e uno schermo per poche e sobrie proiezioni. E il lavoro di più di un anno che ha portato un attore di larga popolarità televisiva, ma anche interessanti scelte teatrali come Lupano, a impegnarsi nello studio della Lis (la variante italiana della lingua dei segni) per lavorare in palcoscenico con Rita Mazza, che quel silenzioso mondo comunicativo lo porta con sé da sempre. O come gli altri due interpreti non udenti (ma parlanti) della pièce, Gianluca Teneggi e Deborah Donadio. Va da sé che lo spettacolo riesce a rivolgersi tanto a chi in platea sente, tanto a chi non sente, in un equilibrio sorprendente, di gesti che parlano e parole che si materializzano attraverso le dita.

Informazioni sull'organizzatore

Associazione Teatrale San Luigi

Via Manzoni 27
Concorezzo (MI)