Biglietti Il segreto di Susanna

La voix humaine

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Il segreto di Susanna

Il “segreto” del compositore Ermanno Wolf-Ferrari sta tutto nel suo doppio cognome, che ne rivela la doppia appartenenza a Italia e Germania. Ermanno Wolf nasce a Venezia il 12 gennaio 1876, suo padre è il pittore tedesco August Wolf; sua madre, Emilia Ferrari, è veneziana. Così deciderà di adottare un doppio cognome. Studia pittura e musica a Monaco di Baviera e a Roma. Due sono le sue “passioni”: Mozart e Goldoni. In un’Italia che stava scoprendo il verismo, Wolf-Ferrari è figura anomala e isolata, perché musica celebri commedie goldoniane come Le donne curioseI quatro rusteghiGli amanti sposiLa vedova scaltraIl campiello. È autore prolifico di pagine strumentali e da camera e di opere “più” drammatiche come I gioielli della Madonna e Sly. Intensa anche la sua attività di docente a Venezia, dove è stato anche direttore del Liceo Musicale, e a Salisburgo. Morì a Venezia il 21 gennaio 1948.
Così Carlo Parmentola ha sintetizzato la sua personalità: «Lontano dalle dispute dottrinarie, immerso nella sua ricerca dell’assoluto, desideroso solo di trasmettere il suo messaggio al numero maggiore di spettatori-ascoltatori, Wolf-Ferrari fu, in definitiva, un musicista solitario. Tedesco per parte paterna, ha vagheggiato un mondo senza frontiere, e ha scelto per guida il più italiano dei musicisti tedeschi (Mozart), arricchendo poi attraverso I gioielli della Madonna la sua scrittura di ulteriori caratteri di italianità. Egli può a pieno essere considerato musicista italiano, e più precisamente veneziano, appartenente, cioè, al punto di confluenza di più culture».
Il segreto di Susanna, su libretto di Enrico Golisciani, pensato per gli allievi del Liceo Musicale di Venezia, debutta a Monaco di Baviera il 4 dicembre 1909 all’Hoftheater (in tedesco, come Susannens Geheimnis). La prima italiana la dirige Riccardo Dellera al Teatro Costanzi di Roma il 27 settembre 1911, Arturo Toscanini la propone poi al Dal Verme di Milano nel 1918. Nel 1920 l’opera debutta al Teatro Regio di Torino, con la diciassettenne Toti Dal Monte come protagonista (sul podio c’è Héctor Panizza). La brillantissima ouverture è stata spesso eseguita in programmi concertistici, e incisa da direttori come Victor de Sabata e Gianandrea Noseda. Il modello dell’opera è l’intermezzo La serva padrona di Pergolesi e la distribuzione in locandina è la stessa: un baritono (Gil, 30 anni, il marito di Susanna), un soprano (la contessa Susanna, 20 anni) e un mimo (il servo Sante, 50 anni). I riferimenti musicali vanno dall’amato Mozart a Rossini, e nella fresca leggerezza della commedia si possono cogliere ironiche citazioni, da Verdi a Debussy.

La Voix Humaine

Nel 1930 non esistevano i cellulari, non esistevano gli Iphone, né le migliaia di suonerie che siamo abituati ad ascoltare ogni giorno: il telefono era un apparecchio ingombrante, fisso, con il suo filo, la linea poteva cadere, c’erano le centraliniste. In quell’anno, la genialità di Jean Cocteau diede vita a una pièce teatrale che vedeva in scena una donna, sola, che dialogava al telefono con l’amante che l’aveva lasciata; il pubblico in sala sentiva solo lei, e non chi c’era dall’altro capo del filo.

Una sfida teatrale vinta da Cocteau, con un testo che avvinghia lo spettatore fin dal primo minuto, pronto a parteggiare per lei sentendola raccontare bugie, confessare un tentativo di suicidio, pronunciare i suoi disperati “ti amo”. La pièce debuttò alla Comédie-Française nel 1930, con Berthe Bovy come protagonista. Nonostante fossero amici da anni, solo nel 1957 Francis Poulenc (il compositore francese che con Milhaud, Honegger, Auric, Durey e Tailleferre faceva parte del Gruppo dei Sei) decise di mettere in musica questo monologo teatrale. Il compositore francese aveva alle spalle già due opere, entrambe basate su testi “importanti”: Les Mamelles de Tirésias da Apollinaire e Dialogues des Carmélites da Bernanos.

In entrambe le opere la protagonista era stata Denise Duval, che fu anche la prima interprete de La Voix humaine (il direttore parigino delle edizioni Ricordi, Hervé Dugardin, voleva Maria Callas, ma per Poulenc la Duval era l’“interprete ideale”). Il debutto avvenne il 6 febbraio 1959 all’Opéra-Comique di Parigi. Non ci sono arie, è una sorte di flusso continuo che passa dal “recitar cantando” al declamato, dove alla voce si alterna lo xilofono che riproduce il trillo del telefono. Queste le indicazioni di Poulenc per l’interpretazione musicale: «La parte – unica – della Voce umana deve essere interpretata da una donna giovane ed elegante. Non si tratta di una donna matura abbandonata dall’amante. – Spetta all’interprete stabilire le lunghezze effettive delle pause, assai importanti in questa partitura.

Il direttore d’orchestra dovrà prendere le sue decisioni in merito, anticipatamente, assieme alla cantante. – Tutti i passaggi senza accompagnamento sono in un tempo assai libero, in funzione della messa in scena. Bisogna passare repentinamente dall’angoscia alla calma e viceversa –. L’intera composizione deve sprofondare nella più grande sensualità orchestrale.

Opera per grandi cantanti attrici, in Italia è stata interpretata da Magda Olivero, Virginia Zeani e Renata Scotto: al Regio la protagonista sarà Anna Caterina Antonacci.

Al pubblico italiano la pièce di Cocteau è nota per la straordinaria interpretazione che ne diede Anna Magnani nel 1948 in un episodio del film Amore di Roberto Rossellini. Cocteau rimase particolarmente colpito dal lavoro di Poulenc e sottolineò: «Mio caro Francis, hai fissato una volta per tutte il modo di rendere i miei testi».

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Info luogo

Teatro Regio

Piazza Castello, 215

Torino

011 8815557

biglietteria@teatroregio.torino.it

Info organizzatore

Fond. Teatro Regio di Torino

Piazza Castello, 215  10124 Torino - 011 8815557

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